Elezioni di Palermo: per i giovani
un’occasione mancata
Il colonnello Giuseppe Fausto Milillo ci parla della sua esperienza come capolista Pdl e dice: “Basta con le polemiche, è venuto il momento di rimboccarsi le maniche”

Colonnello Milillo cosa l’ha spinta a scendere in campo a Palermo?
Quali i motivi che l’hanno portata ad accettare di candidarsi come capolista nel Pdl?
La candidatura alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Palermo mi è stata offerta dall’on. Enrico La Loggia, che stimo moltissimo per il suo spessore politico e per la sua onestà. E’ stata una proposta alla quale non ho saputo e voluto dire di no sapendo, comunque, che sarebbe stata una sfida impari in partenza, ma in cui ho creduto. Come soprattutto ho creduto, e credo tutt’oggi, nelle tre parole chiave del nuovo programma del Pdl per Palermo che mi hanno convinto a scender in campo: RESPONSABILITA’ intesa come autocritica, ROTTURA con il passato, UMILTA’ nel riconoscere che in quel passato si sarebbe dovuto fare di più e meglio.
Nel corso della mia campagna elettorale, di appena venti giorni utili –basti pensare che ho accettato di candidarmi il giorno prima della presentazione delle liste - in molti mi hanno fatto notare che davo dimostrazione di grande coraggio nell’essermi candidato ed io ho sempre ribadito, a chiunque mi esplicitasse una tale riflessione, che forse mostravo coraggio per essermi candidato con il Pdl, partito che purtroppo aveva contribuito alla non buona amministrazione precedente e che avevo accettato di candidarmi proprio per aprire un nuovo corso, convinto di apportare quella novità tanto desiderata e voluta sia dall’onorevole La Loggia sia dai responsabili del partito palermitano, e che in me avrebbe trovato un simbolo, di Trasparenza e Legalità nella gestione della cosa pubblica.
Ho aderito all’idea di un nuovo corso siffatto e ho accettato di candidarmi come capolista perché avevo potuto constatare che, nonostante ci fossero consiglieri e assessori della precedente amministrazione, la lista del Pdl era una lista “nuova” che si contava tra le sue file 20 donne su 50 candidati con un’età media di all’incirca 40 anni. Una simile lista è stata per me la riprova della volontà reale del partito di dare una nuova immagine alla politica e di desiderare davvero un nuovo pensiero d’azione.
Nel corso della campagna elettorale, nel contatto con gli elettori palermitani, quali istanze ha riscontrato nei confronti della politica? Cosa chiede Palermo?
Durante i molti incontri avuti con gli elettori di Palermo ho potuto constatare soprattutto una grande diffidenza e disaffezione nei confronti della politica in generale. Palermo è una città abbandonata e piegata su se stessa: per la città è davvero necessaria ed urgente un’inversione di tendenza. Una città colpita da tanti flagelli: una drammatica precarietà, sporcizia, abusivismo, assenza di verde, traffico, randagismo e tanto non-fare. Una città in cui i quartieri più poveri che circondano il centro storico si sono voluti appositamente costruire così mal funzionanti proprio per mantenere quegli abitanti sottoposti alle volontà politiche del peggiore clientelismo. Si tratta di un peccato atavico delle più lontane e passate amministrazioni comunali che continuiamo e continueremo a subire nel peggiore dei modi.
Colonnello Milillo, lei come interpreta l’esito delle urne elettorali palermitane?
Sapevo che si trattava di una lotta impari già in partenza. E’ anche vero però che mai nessuno ha sottolineato che si poteva ben capire fin dall’inizio che il partito in percentuale non poteva essere, a causa della scissione di Micciché avutasi negli ultimi anni in Grande Sud, dello stesso valore che in precedenza. Mi meraviglio infatti come nessuno abbia sottolineato che sommando i voti del Pdl a quelli ottenuti da Grande Sud si è perso in totale rispetto alle precedenti elezioni circa l’1%, quell’1% che poi potrebbe identificarsi nella rappresentanza del gruppo dell’on. Vizzini il quale, a causa del dissenso con il Pdl, si è presentato con una propria lista civica. In generale posso dire che il partito si è mostrato completamente diverso da quello che pensavo potesse essere. I vertici del partito, ad esempio, non mi hanno mai considerato come un vero capolista da portare in giro e da presentare per quello che dovevo simboleggiare. L’interpretazione generale dei dati ormai ufficiali è molto semplice ed evidenzia un grande assenteismo, una nuova legge elettorale –direi dai molti dubbi- che avrà indotto in errore molti cittadini, un vero distacco del cittadino nei confronti dei partiti storici come Pdl e Pd. Ma questo è un grande errore perché l’Italia sicuramente non si salva né con grilli né con grillini e tantomeno si può salvare una Palermo rimettendola nelle mani di un Orlando, che nuovo e giovane non è, che già nella sua ultima amministrazione ha dato dimostrazione di non riuscire.
Nel suo programma elettorale dava un’importanza prioritaria ai giovani e allo sviluppo delle politiche idonee a soddisfare le loro esigenze: da questo punto di vista considera l’esito delle elezioni un’occasione mancata per i giovani palermitani?
Certamente penso che i giovani abbiano perso una grande occasione così come penso che avevano il dovere oltre che il diritto di rappresentare e/o esprimere il proprio voto in maniera più organica per farsi sentire. Noi come Pdl avevamo in programma l’istituzione di un Assessorato ad Hoc per meglio sfruttare i fondi europei a favore proprio dei giovani palermitani. Avremmo voluto così fare di Palermo il punto di riferimento per lo sviluppo delle attività giovanili e abbattere così in tempi rapidi quella drammatica disoccupazione che colpisce soprattutto la fascia d’età che va dai 15 ai 35 anni. I giovani di Palermo, che si distinguono per un alto livello culturale, avrebbero potuto così “rompere il ghiaccio della disoccupazione” perché attraverso quell’assessorato avrebbero potuto sfruttare appieno le ingenti opportunità che provengono dai fondi europei, che purtroppo, per una errata o distratta gestione degli organi competenti, continuano ad essere non spesi e perduti.
Che ne pensa delle ultime polemiche riportate dalla stampa sorte tra l’on. Cascio e l’on. Scoma?
Personalmente conosco l’on. Cascio da molti anni, oggi è Presidente dell’Assemblea Regionale e va rispettato come tale. So che si è impegnato molto e ritengo che non debba additarsi a lui il non crescere del partito. Le responsabilità nei risultati negativi a mio parere devono distribuirsi a tutti i vertici del partito, compresi gli assessori e i consiglieri uscenti della vecchia amministrazione che oggi rivedo tra i più votati ed eletti e che, comunque, credo abbiano pensato solo ad innaffiare il proprio orticello. Il Mea Culpa va distribuito dunque tra tutti coloro che negli ultimi anni come le tra note scimmiette “non parlavano, non vedevano, non sentivano”. Le beghe interne non fanno bene a nessuno, solo a fare godere il vecchio Orlando e chi voleva piegare il centrodestra…Fini compreso. E’ giunto il momento in cui tutti devono rimboccarsi le maniche e lavorare sul territorio, tra la gente, per la gente. Sicuramente questo l’on. Cascio lo ha fatto, così come lo ha fatto l’on. Scoma e lo hanno fatto altri dirigenti di partito. E’ venuto il momento che lo facciano tutti ed è giusto dire una volta per tutte BASTA con le polemiche, ora rimbocchiamoci le maniche!
Un ultima domanda: con l’esito negativo delle elezioni, il suo impegno per Palermo finirà qui?
Assolutamente No. Io già ero impegnato e continuerò ad esserlo ancora di più sia a Palermo che in Sicilia così come in tutto il Mezzogiorno con i lavori e i progetti della Fondazione Italiana per la Legalità e lo Sviluppo che ho l’onore di presiedere e con il Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente. Anzi, la mia non-elezione sicuramente mi darà ulteriore motivo di impegno proprio perché nel corso della campagna elettorale ho potuto approfondire le tematiche di sottosviluppo contro le quali nel corso dei convegni, delle tavole rotonde, degli incontri con i giovani nelle scuole e nelle università ho sempre lottato. |